La formazione in educazione professionale ha un importante radicamento nella storia del welfare Trentino e proviene da un incrocio di sensibilità legate al mondo del volontariato, dell’impegno civico e da competenze multidisciplinari di studiosi e testimoni particolarmente ispirati, che hanno portato questo piccolo territorio ad essere un significativo punto di riferimento nazionale in questo campo.
L’occasione è data dal 20° dalla nascita del Corso di Laurea in Educazione Professionale a Rovereto e del 40° dall’avvio della formazione a Trento presso la Scuola Regionale di Servizio Sociale. Ne parleremo Venerdì 10 aprile prossimo presso la sede del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive di Rovereto al convegno “Formare educatori professionali. Con i più fragili una sfida per il cambiamento personale e comunitario” per offrire l’opportunità di una giornata di riflessione, approfondimento e condivisione. 
In questo tragico momento per le sorti dell’umanità è forse ancor più necessario rilanciare contenuti associati alla speranza, all’iniziativa positiva, alla autenticità, alla creatività, alla nonviolenza, alla spiritualità, all’apprendimento, che ancora ispirano e appartengono profondamente al mondo dell’educazione, della cura, della solidarietà sociale.

Il contesto generativo
La nascita dell'educazione professionale italiana affonda le radici nel secondo dopoguerra. La Costituzione repubblicana del 1947 e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani posero le basi per proteggere i diritti dei più fragili. Nel 1949 nacque l'AIEJI, risposta federativa internazionale agli orfani, disabili e senzatetto della guerra. Fu l'inizio di una presa in carico collettiva per i bisogni educativi in Europa.
Tuttavia parallelamente, industrializzazione e pregiudizi di classe alimentarono il fenomeno dell'emarginazione, come ci ha testimoniato Don Lorenzo Milani dalla Scuola di Barbiana. Non va dimenticato il ruolo deI Concilio Vaticano II (1962-1965) generativo di un "fermento di idee e iniziative", favorendo giustizia sociale e ispirando il volontariato negli anni '70. Contemporaneamente la sensibilità di partecipazione sociale dei movimenti giovanili e operai del Sessantotto contribuì a quel terreno fertile per la nascita delle comunità di accoglienza – per tossicodipendenti, minori, disabili e malati mentali – mentre il gruppo di Franco Basaglia con la Legge 180/1978 chiudeva i manicomi, rivoluzionando l'assistenza psichiatrica.

La Scuola Triennale (1986-2003): un modello umanistico
In Trentino, queste dinamiche di impegno solidale si intrecciarono con politiche sociali innovative come la L.P. 35/83 per la “prevenzione e rimozione degli stati di emarginazione” ispirata dal volontariato sociale e dagli obiettori di coscienza e dove la Scuola Regionale di Servizio Sociale fu, a detta di Paolo Cavagnoli, “il lievito del cambiamento nell’assistenza”. Il welfare state – compresa l’evoluzione delle professioni sociali e sanitarie – nelle moderne democrazie occidentali è stato il frutto di una spinta dalla “potenza incontenibile” – secondo lo psicologo sociale esperto di relational social work Fabio Folgheraiter – frutto cioè di una “disposizione psicologica di non accettazione del male, questo atto della percezione collettiva che vede realtà migliori irrealizzate e le desidera”.
La Scuola Triennale per Educatore Professionale nasce in questo clima, ispirata da enti cattolici e laici, con un fenomenale staff di progettazione coordinato dalla professoressa Adelaide Nicora Prodi - recentemente scomparsa - adottò un approccio umanistico, sociale, fenomenologico-esperienziale e professionalizzante: laboratori e tirocini formarono educatori pronti ad intervenire in un settore molto problematico e al contempo affascinante. Con la supervisione del CRTI dell'Istituto di Psicologia dell'Università Cattolica di Milano, fino al 2003, diplomò 367 professionisti, quasi tutti trentini, poi immediatamente assunti nel welfare locale pubblico e del privato sociale.
Per il passaggio all’università – dovuto a norma di legge - ci volle un lustro fatto lentezze ed incertezze. Educatori motivati e terzo settore bisognoso di personale preparato, ottennero da Provincia e Università di Trento l'assunzione di responsabilità per una nuova partenza.

Il Corso di Laurea (2006-2026): verso l’innovazione accademica
Dal 2006/2007, la coraggiosa Facoltà di Scienze Cognitive di Rovereto attivò il Corso di Laurea in Educazione Professionale. Il sostegno economico da parte della Provincia Autonoma di Trento ha permesso ai docenti e tutor di valorizzare il sistema delle conoscenze e l’impostazione caratterizzante di questo corso di laurea, con una formazione empirica e pratico esperienziale (con didattica innovativa di laboratorio e tirocini sul campo) particolarmente coraggiosa rispetto al panorama nazionale e che al contempo ha saputo valorizzare la precedente esperienza formativa.
Un recente passaggio degno di nota è avvenuto nel 2021 con il riposizionamento del Corso di Laurea presso la nuova Scuola di Medicina dell’Università di Trento. Dopo 15 anni di ottima collaborazione con Medicina dell’Università di Ferrara, l’Ateneo trentino ha accreditato il Corso di Laurea con propria titolarità, aprendo così la strada anche alle altre professioni sanitarie a fianco del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.
Oggi con 484 laureati più 367 della vecchia scuola, il territorio beneficia di 851 educatori preparati a realizzare progetti educativi e di riabilitazione sociale nei vari settori della fragilità, dai minori e adolescenti in difficoltà, alle varie forme di disabilità, dall’emarginazione adulta al campo della salute mentale e alle nuove dipendenze.
L’avviamento del processo di accademizzazione dell’educazione professionale - che prevede oltre alla didattica, anche la ricerca e la terza missione – è stato proficuo, stimolante ed esemplare anche a livello nazionale, ma questo passaggio alla ricerca è onestamente ancora agli inizi. Le testimonianze di impatto positivo dell’educazione professionale su persone e territori reclamano più studi rigorosi, con valutazioni "doppio cieco" e pubblicazioni che testimonino l’importante effetto sulla salute pubblica. I 30 poster che verranno esposti al convegno daranno solo una piccola rappresentanza della ricchezza di un fenomeno che attende di essere valorizzato maggiormente. 
La cerimonia di consegna del premio istituito in memoria di Stefano Bertoldi, per Tesi di Laurea in Educazione Professionale, diventa un ulteriore stimolo alle dimensioni del coraggio di cambiare, della creatività nel fare, della capacità di connettere diverse realtà, dell’amicizia con i più fragili, del sentirsi parte di una stessa comune umanità contro le violenze che ci circondano.

*Professore associato di pedagogia generale e sociale all’Università di Trento


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