La premiazione si è svolta nell’ambito del convegno Formare educatori professionali. Con i più fragili una sfida per il cambiamento personale e comunitario, promosso dal Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive a Rovereto, in occasione di due importanti ricorrenze: i quarant’anni dalla nascita della formazione in educazione professionale in Trentino e i vent’anni del corso di laurea all’Università di Trento.

Stefano Bertoldi (1964-2023)
Durante la giornata, che ha riunito docenti, la comunità studentesca, rappresentanti delle istituzioni, professionisti e alumni, è stato consegnato il Premio Bertoldi, con la presentazione della tesi vincitrice e la partecipazione dei familiari.
Il premio, del valore di 1.000 euro, è rivolto a laureati e laureate dei corsi in Educazione professionale dell’Università di Trento (in collaborazione con l’Università di Ferrara) che abbiano sviluppato tesi su tematiche legate al lavoro sociosanitario e alle esperienze di tirocinio (link al bando di selezione).
Intitolato a Stefano Bertoldi – figura centrale per la nascita e lo sviluppo del corso di laurea e a lungo impegnato in UniTrento come tutor di tirocinio – il riconoscimento intende promuovere studi capaci di coniugare competenze professionali, attenzione alle fragilità, creatività e impatto sociale. Una commissione di esperti ha valutato le 29 tesi (link alle tesi) candidate secondo criteri legati alla pertinenza con le caratteristiche educative di Stefano Bertoldi.
La tesi si è sviluppata a seguito di un tirocinio universitario svolto presso il Gruppo Abele di Torino e ha come titolo "Accorciare le distanze per generare cambiamento. L’educatore/educatrice professionale nel lavoro di prossimità". E' stata presentata dal neolaureato Zanella preceduta da una prolusione del relatore di tesi professor Domenico Marcolini.
La tesi è stata segnalata con merito di pubblicazione nella nuova collana "Proxima" del marchio VITREND di Vita Trentina editrice.
Erano presenti i membri della commissione valutatrice nominati dal Rettore: Dario Fortin, Katia Guerriero, Antonia Banal, Alessandro Dellai, Fabrizio Pedron, Daniela Pederzolli, moglie di Stefano Bertoldi. Hanno partecipato alla definizione dei criteri di valutazione, oltre alla moglie, anche i fratelli, la sorella e i figli Andrea e Fabrizio.
(foto di Matteo Festi ©UniTrento )
Link
- Il servizio su RTTR di Paolo Piffer
- Le 29 tesi candidate al premio
- Stefano Bertoldi grande uomo e educatore (articolo di Diego Andreatta)
- Accanto (UniTrentoMAG)
- Capaci di stare al fianco dei più fragili (Vita Trentina)
- Quarant’anni di educazione professionale in Trentino: una storia di solidarietà e nonviolenza (articolo di Dario Fortin, Il T Quotidiano)
Premio tesi di laurea in Educazione professionale (1a edizione)
ABSTRACT della TESI VINCITRICE
Accorciare le distanze per generare cambiamento
L’educatore/educatrice professionale nel lavoro di prossimità
(di Giovanni Zanella)
ABSTRACT
La presente tesi approfondisce il concetto di lavoro di prossimità, ne analizza gli sviluppi storici, i fondamenti teorici e le prospettive future.
“Con pratiche di prossimità ci si riferisce ad azioni, processi, attività concrete generate da persone e/o gruppi formali e informali che si uniscono consapevolmente e intenzionalmente collaborando per rispondere in modo concreto e condiviso ad un problema, un bisogno,un desiderio o un progetto, in un contesto spaziale specifico, attivando reciprocità e beni relazionali che i protagonisti stessi generano.”(Andorlini & Bongiovanni, 2025, 66)
La ricerca sul tema è frutto dell’analisi della letteratura scientifica e della ricerca etnografica, svolta tramite l’osservazione partecipante durante il tirocinio formativo all’interno di un servizio di strada. L’elaborato propone uno sguardo sociale e politico sul tema, con una centratura sulla figura dell’educatore/educatrice professionale; vengono presentati gli strumenti, le attenzioni, le competenze e i ruoli caratteristici dell’educatore/educatrice professionale che opera nell’approccio di prossimità.
La ricerca evidenzia come il lavoro di prossimità, nato in risposta a condizioni di grave compromissione ed emergenzialità, rappresenti, oggi, una modalità d’intervento capace di adattarsi e di rispondere in maniera efficace e generativa alla complessità e alla dinamicità delle problematiche sociali attuali. In particolare, emerge come il metodo fondato sulla partecipazione attiva, sulla coprogettazione e sulla personalizzazione degli interventi e dei percorsi, abbia come effetti, un aumento di: senso di potere e controllo sulla propria vita e condizione, senso di responsabilità e appartenenza e benessere psicosociale. L’approccio di prossimità appare come metodo d’elezione per stare all’interno del cambiamento sociale e rappresenta una sovrastruttura metodologica applicabile a vari e differenti ambiti di lavoro sociale.
La ricerca, anche attraverso uno sguardo politico, pone l’attenzione sulla necessità di una valorizzazione dell’approccio di prossimità, e più in generale del settore sociale, ed esplora alcune prospettive per il futuro.

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